La Svizzera intende «democratizzare» il Consiglio di sicurezza dell

Berna, Comunicato stampa, 28.03.2012

I cinque Stati del gruppo S-5, al quale appartiene la Svizzera, hanno presentato mercoledì a New York le proprie proposte di miglioramento dei metodi di lavoro del Consiglio di sicurezza. L'obiettivo è di rendere il più potente organismo dell'ONU più aperto e trasparente, ma anche più efficiente, garantendo un maggiore coinvolgimento degli altri Stati membri dell'ONU. La riforma del Consiglio di sicurezza in un'ottica di «democratizzazione» dei suoi metodi di lavoro è un caposaldo della politica ONU della Svizzera.

La maggioranza dei membri dell'ONU non è rappresentata nel Consiglio di sicurezza, ma ha l'obbligo di attuarne le decisioni. «Una migliore informazione e un eventuale coinvolgimento nei processi decisionali del Consiglio sono dunque rivendicazioni legittime», ha sottolineato il consigliere federale Didier Burkhalter, capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), riferendosi all'iniziativa degli S-5. «Questa richiesta è conforme alle priorità della politica ONU della Svizzera, che intende concentrarsi nei prossimi anni su riforme istituzionali e sicurezza umana», ha aggiunto.  

Maggiore trasparenza e coinvolgimento dei non membri comportano inoltre una migliore attuazione delle decisioni del Consiglio di sicurezza da parte degli Stati. Le proposte degli S-5 incrementano quindi anche l'efficienza e l'importanza del più potente organismo dell'ONU nell'esercizio del proprio mandato, che consiste nel garantire pace e sicurezza.

Insieme a Costa Rica, Giordania, Singapore e Liechtenstein, la Svizzera propone che il Consiglio di sicurezza aumenti la frequenza delle proprie sedute pubbliche, consentendo quindi l'accesso anche ai non membri. In particolare, gli Stati in situazioni di conflitto o quelli che mettono a disposizione truppe per operazioni di pace dovranno essere maggiormente coinvolti nei processi decisionali. Gli S-5 chiedono inoltre una restrizione nell'esercizio del diritto di veto: i cinque membri permanenti con diritto di veto nel Consiglio di sicurezza, detti P-5, dovranno rinunciare a tale diritto in casi di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità. 

Le proposte di riforma sono già state oggetto di consultazione informale presso gli Stati membri dell'ONU. Avendo ottenuto riscontri in maggioranza positivi, gli S-5 le hanno presentate sotto forma di progetto di risoluzione in occasione dell'Assemblea generale dell'ONU tenutasi mercoledì a New York. Nelle prossime settimane l'Assemblea procederà alle consultazioni e deciderà in merito alle proposte. 

Una risoluzione dell'Assemblea generale non è vincolante per il Consiglio di sicurezza, ma funge da sollecitatore politico. Un precedente progetto di risoluzione, presentato dagli S-5 nel 2006, aveva già avuto alcuni effetti positivi sui metodi di lavoro del Consiglio: i dibattiti pubblici sono aumentati così come gli scambi con altri organi dell'ONU (p.es. con la Commissione per il consolidamento della pace).

L'impegno degli S-5 («Small 5») in materia di riforme si concentra su provvedimenti concreti e pragmatici allo scopo di migliorare il lavoro del Consiglio di sicurezza e la collaborazione con l'Assemblea generale. La loro realizzazione non richiede la modifica della Carta delle Nazioni Unite, a differenza dei «grandi» progetti di riforma concernenti la composizione e l'allargamento del Consiglio di sicurezza, oggetto da 20 anni di discussioni sinora infruttuose.


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