Sostegno della transizione in Nordafrica

Berna, Comunicato stampa, 03.05.2011

Le insurrezioni popolari in Nordafrica e nel Vicino Oriente hanno cambiato i rapporti di forze in Tunisia e in Egitto e aumentato notevolmente la pressione verso la liberalizzazione politica in altri Stati. La Svizzera è interessata ad avere rapporti stabili e democratici in questa regione. Il Consiglio federale vuole perciò concentrare l'attuale impegno della Svizzera e oltre al soccorso d'emergenza prendere ulteriori misure concrete volte a sostenere la transizione. Per l’aiuto urgente è previsto in una prima fase il finanziamento di programmi e progetti per un importo di 12 milioni di franchi nonché l’impiego di 14 persone del Corpo svizzero di aiuto umanitario (CSA).

Oltre al suo mandato costituzionale di politica estera volto a promuovere i diritti dell'uomo, la sicurezza e la convivenza pacifica nel mondo, la Svizzera ha un grande interesse affinché in Nordafrica e nel Vicino Oriente vi siano rapporti democratici stabili. Per tale ragione vuole accompagnare e sostenere attivamente il processo di transizione in questa regione. Gli interessi svizzeri riguardano gli ambiti della politica di sicurezza e migratoria, ma anche questioni economiche e di politica energetica. 

Dall'inizio delle manifestazioni in Nordafrica e nel Vicino Oriente la Svizzera si è già impegnata su vari fronti. Il Consiglio federale intende ora adottare una strategia globale intesa a sostenere la transizione nella regione, intervenendo in particolare negli ambiti aiuto umanitario, migrazione, riforma strutturale, sviluppo economico e lotta contro la povertà. A tale scopo in una prima fase saranno messi a disposizioni dal Dipartimento federale degli affari esteri DFAE 12 milioni di franchi per progetti e azioni. Il budget della Direzione dello sviluppo e della cooperazione DSC prevede per la cooperazione allo sviluppo nel Mediterraneo meridionale da 20 a 30 milioni di franchi nel 2011 e nel 2012.

Nell'ambito dell'aiuto umanitario della Confederazione si aumentano gli sforzi già in corso. Oltre all'invio di ulteriori specialisti ad esempio nell'ambito dell'assistenza medica, si prevedono progetti per l'utilizzazione delle risorse idriche e per l'accoglienza e il sostegno dei migranti alla frontiera tra la Libia e l'Egitto. Le organizzazioni internazionali attive in loco (CICR, OIM e PAM) continuano a essere sostenute. A Bengasi viene aperto un ufficio di programma dell’aiuto umanitario della Confederazione.  Nel contempo il Consiglio federale intende promuovere lo sviluppo di strutture democratiche e giuridico-statali in Egitto e in Tunisia. La Svizzera è disposta a inviare un esperto per preparare libere elezioni nonché osservatori elettorali e nello stesso contesto a offrire progetti volti a rafforzare la società civile. Dopo le elezioni, la Svizzera intende proporre progetti di riforme per consolidare la democrazia, i diritti umani e i diritti fondamentali nonché lo Stato di diritto.  

Nell'ambito della lotta contro la povertà nella regione e dello sviluppo economico, la Svizzera concentra i suoi sforzi nella promozione del settore privato, in particolare delle piccole e medie imprese, e del settore finanziario. La DSC sostiene la formazione professionale in base alle esigenze del relativo mercato del lavoro. Insieme agli attori internazionali, alle autorità locali e alla società civile s'intende migliorare l'utilizzazione delle scarse risorse idriche nella regione attraverso iniziative mirate volte a pianificarle in modo più efficace ed equo. La Segreteria di Stato dell’economia SECO, che negli ultimi anni ha sostenuto la regione con un contributo annuo di 9 milioni di franchi, persegue il suo impegno, in particolare nel settore dell’infrastruttura. 

In seguito ai recenti sviluppi il Consiglio federale ha fatto bloccare i valori patrimoniali di persone politicamente esposte originarie del Nordafrica depositati in Svizzera. Per tale ragione la Svizzera è particolarmente interessata a una rapida esecuzione delle procedure di diritto penale volte alla restituzione degli eventuali averi acquisiti illegalmente. La Svizzera esamina quindi anche fino a che punto gli Stati interessati possano essere sostenuti negli ambiti giustizia e assistenza giuridica.


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