Contributo svizzero al Fondo verde per il clima

Articolo, 19.11.2014

La Svizzera sostiene la prima capitalizzazione del Green Climate Fund, destinando al Fondo multilaterale 100 milioni USD. Il Fondo verde per il clima ha lo scopo di aiutare i Paesi a elaborare politiche climatiche e misure per la loro attuazione. Anton Hilber, responsabile del Programma globale Cambiamento climatico presso la DSC, spiega l’impegno della Svizzera a favore del Fondo verde per il clima e le priorità della DSC nel settore climatico.

Il Fondo verde per il clima mira a promuovere uno sviluppo a basse emissioni e resistente al clima. © DFAE

Signor Hilber, qual è lo scopo perseguito dal Fondo verde per il clima?
Il Fondo verde per il clima (Green Climate Fund, GCF) serve a finanziare misure climatiche in Paesi in via di sviluppo con particolare riguardo a due ambiti: la riduzione di emissioni e l’adattamento al cambiamento climatico.

Il GCF è un fondo per l’ambiente e lo sviluppo. L’esperienza ha dimostrato che gli obiettivi ecologici potranno essere realizzati efficacemente  nei Paesi in via di sviluppo, solo se i Paesi in questione possono al contempo beneficiare di progressi in termini di sviluppo.

Come lavorerà il GCF?
Il GCF lavorerà su base programmatica. I Paesi destinatari dovranno avviare politiche e adottare leggi per la riduzione delle emissioni e definire misure di adattamento e di attuazioni che possono essere finanziate in parte dal GCF.

L’approccio programmatico contraddistingue il GCF rispetto ad altri fondi per il clima come p.es. il Fondo mondiale per ambiente (GEF) e il Fondo di adattamento (Adaptation Fund), che operano sulla base di singoli progetti.

Le emissioni di gas a effetto serra registrano un incremento allarmante. Queste sostanze sono in continuo aumento soprattutto nei Paesi in via di sviluppo a causa della generale tendenza di crescita. Il progresso costante ad alta intensità di risorse genera sempre più emissioni di CO2. Dal 1970 a oggi le emissioni mondiali sono più che raddoppiate. Circa il 70 per cento delle emissioni è causato dal consumo energetico generato dagli edifici, dai trasporti e dalla produzione di elettricità. Lo sfruttamento del terreno e la deforestazione ne generano un altro 20 per cento.

I fondi del GCF serviranno all’investimento in tecnologie a basse emissioni e all’impiego efficiente e sistematico delle risorse.

Anton Hilber, responsabile del Programma globale Cambiamento climatico presso la DSC
Anton Hilber, direttore del Programma globale Cambiamento climatico della DSC, sottolinea che la Svizzera si impegna particolarmente a favore di una cooperazione del Fondo verde per il clima con il settore privato. © SDC

Può illustrare il funzionamento del GCF con un esempio?
Si può menzionare la promozione delle energie rinnovabili in Cina. La Cina ha preso atto del problema ambientale ed è leader nel campo delle energie rinnovabili. Tuttavia, la sua crescita economica è talmente vasta che sta ancora aumentando il consumo di tutti i tipi di energia, compresi quelli inquinanti.

Grazie a finanziamenti supplementari mirati del GCF è possibile rafforzare le misure attuali a favore delle energie rinnovabili ed estenderne la portata. Ciò avviene, ad esempio, mediante garanzie per banche locali che contribuiscono ad arginare i rischi.

Il GCF eroga ai Paesi più poveri del mondo dei «readiness funds» e li sostiene nella pianificazione nazionale delle misure di adattamento e delle riduzioni di emissioni così come nella strutturazione di progetti e programmi finanziabili.

In che misura la Svizzera si impegna per il Fondo verde per il clima?
In qualità di membro del consiglio esecutivo del GCF, la Svizzera esercita un’influenza sull’organizzazione del fondo e sull’impiego delle sue risorse e si adopera in special modo a favore della cooperazione tra il fondo e il settore privato. La Svizzera è convinta che il passaggio a una società e a un’economia a basse emissioni e resistenti al clima non possa avvenire soltanto con risorse pubbliche. È necessario che l’economia privata abbracci le tecnologie ecologiche. Uno degli scopi del GCF è l’utilizzo di fondi pubblici per incentivare la raccolta di finanziamenti privati in misura di gran lunga superiore.

Nel GCF la Svizzera partecipa anche alla codirezione del Private Sector Advisory Group (PSAG), un gruppo di esperti rappresentanti dell’economia privata, della società civile e del consiglio esecutivo che fornisce consulenza al GCF in materia di cooperazione con il settore privato.

Perché la Svizzera si impegna a favore del Fondo verde per il clima?
La Svizzera si impegna in seno al GCF per diverse ragioni. In particolare condivide appieno le decisioni della comunità internazionale nel settore climatico. La protezione del clima è un problema globale che va affrontato a livello globale. Da recenti sondaggi è emerso inoltre che gli Svizzeri attribuiscono la massima priorità al problema del clima.

Dal 2012 era chiaro che sarebbe nato un nuovo fondo globale per il clima. Il contributo svizzero al finanziamento del GCF era già stato menzionato nel messaggio sulla cooperazione internazionale 2013–2016 e successivamente nel bilancio preventivo della DSC sono stati stanziati fondi che adesso devono essere utilizzati.

La Svizzera ha partecipato alla conferenza dei Paesi donatori del Green Climate Fund, tenutasi a Berlino il 19 e 20 novembre 2014. Qual è stata la posizione della Svizzera?
La Svizzera ha dichiarato di voler contribuire con un importo di 100 milioni di dollari alla prima capitalizzazione del GCF. Tale somma rappresenta un contributo non rimborsabile versato in tre tranche annuali dal 2015.

Quali priorità pone la DSC in materia di protezione del clima nei Paesi in via di sviluppo?
Un tema importante per la DSC è l’accesso all’elettricità prodotta da energie rinnovabili per gli strati più poveri delle popolazioni. Circa 1,3 miliardi di persone vivono senza elettricità. In alcuni Paesi africani meno del 20 per cento delle economie domestiche beneficia di un allacciamento elettrico. Se a queste comunità si fornisse elettricità da energie rinnovabili, le emissioni mondiali aumenterebbero solo di poco.

Un altro tema importante per la DSC è il sostegno fornito a Paesi in via di sviluppo per le misure di adattamento alle conseguenze del cambiamento climatico, in particolare per quanto riguarda l’acqua e la sicurezza alimentare.

Il contributo della DSC nel settore climatico mira anche a promuovere lo sviluppo. Un esempio è la produzione di mattoni in Paesi come l’India, che solitamente è connessa a enormi emissioni di sostanze tossiche. La DSC apporta conoscenze tecniche svizzere per favorire una produzione più ecologica dei mattoni. I vantaggi sono molteplici: oltre alla riduzione delle emissioni, si ottiene un prodotto qualitativamente migliore, una maggiore efficienza dell’impiego di risorse, migliori condizioni lavorative e creazione di posti di lavoro.

In quali Paesi opera in prevalenza la DSC nel settore climatico?
Il nuovo Programma globale Cambiamento climatico della DSC è attivo principalmente in Cina, India, Perù e Sudafrica.

Tuttavia, nel settore climatico la DSC opera in misura crescente anche nei suoi Paesi prioritari, tra cui molti Paesi africani come Burkina Faso, Mali e Mozambico.

I Paesi più poveri tendono a essere quelli più colpiti dalle conseguenze del cambiamento climatico, pur avendo contribuito meno di tutti gli altri a questo problema.

Sul fronte climatico, quali problemi prevede la Svizzera nei Paesi in via di sviluppo?
La DSC, in collaborazione con la Banca mondiale, ha condotto lo studio pionieristico intitolato «Economics of Adaptation» per valutare l’impatto del cambiamento climatico sui Paesi. L’acqua è un problema cruciale. Le zone desertiche diventeranno ancora più aride e le regioni umide sempre più piovose. In altri termini, il pericolo di nubifragi e inondazioni nelle regioni umide diventerà ancora più pressante di quanto non sia già oggi. Il problema dell’acqua dà origine ad altri problemi, come ad esempio la sicurezza alimentare e la scarsità idrica, sullo sfondo dell’aumento demografico. Stando alle statistiche, entro il 2050 la popolazione aumenterà a 10 miliardi di persone. La crescita avverrà soprattutto nelle zone urbane dei Paesi in via di sviluppo.

Queste tendenze evidenziano che occorre una rapida trasformazione in termini di utilizzo efficiente delle fonti di energia e delle risorse, altrimenti non si può avere sviluppo sostenibile. Un cambiamento climatico acuto metterebbe a repentaglio i risultati già ottenuti e lo sviluppo futuro. Gli Stati possono permettersi sempre meno di stare con le mani in mano. I costi per combattere le conseguenze del cambiamento climatico aumentano senza tregua se si sta a guardare.

In quale misura la DSC è coinvolta nei preparativi per il vertice sul clima del 1° dicembre 2014 che avrà luogo a Lima?
La DSC è membro della delegazione del Consiglio federale che partecipa ai negoziati. Essa focalizza il suo intervento sul finanziamento delle misure climatiche nei Paesi in via di sviluppo e in modo specifico sul tema dell’adattamento. A margine del vertice sul clima, la DSC organizza inoltre eventi nei quali illustra i suoi interventi e l’impegno dei suoi partner a favore della protezione del clima.

Il Fondo verde per il clima promuove misure per la protezione del clima nei Paesi in via di sviluppo

La creazione del Fondo verde per il clima (GCF) è stata decisa in occasione della Conferenza dell’ONU sul clima che si è svolta nel 2010 a Cancún (Messico). Il fondo mira a promuovere uno sviluppo a basse emissioni e resistente al clima, con particolare riguardo ai Paesi in via di sviluppo più poveri che spesso sono colpiti più duramente dal cambiamento climatico e non dispongono di risorse sufficienti per attuare misure di protezione del clima. Diversamente da altri fondi multilaterali in questo settore, p.es. il Fondo mondiale per l’ambiente (Global Environment Facility) e il Fondo di adattamento (Adaptation Fund), il GCF ha personalità giuridica distinta e gode quindi dello status di organizzazione internazionale. Dal 19 al 20 novembre 2014 Berlino ha ospitato una conferenza dei Paesi donatori per la prima capitalizzazione del GCF a cui ha partecipato anche la Svizzera. Grazie al sostegno finanziario dei Paesi donatori, il Green Climate Fund avvierà la propria attività nel 2015.

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