Rapporto dell'UNESCO del 2012: I giovani, attori delle politiche educative

Articolo, 25.10.2012

Intervista

Borhene Chakroun è a capo della Sezione dell'Unesco per l'insegnamento tecnico e la formazione professionale. Presente il 25 ottobre 2012 a Berna in occasione del lancio in Svizzera del«Rapporto mondiale 2012 sui progressi fatti nel quadro del programma Educazione per tutti», questa specialista in materia ci ha concesso un'intervista sul tema dell'educazione e dei giovani a livello di istituzioni internazionali.

Borhene Chakroun (

La disoccupazione dei giovani è alimentata tanto dalla crisi economica in Europa quanto dalla crescita demografica nei Paesi del Sud. Qual è la risposta dell'Unesco a questo fenomeno?

I vari forum organizzati dall'Unesco tra il 2011 e 2012 hanno sottolineato la necessità di prendere in considerazione la voce dei giovani in relazione agli aspetti che li concernono direttamente, tra cui quello dell'educazione e del lavoro, nel rispetto delle loro peculiarità.
Per quanto concerne l'impiegabilità dei giovani, l’Unesco ritiene che sia indispensabile promuoverne l'impegno sul piano sia educativo sia civico e culturale. L'obiettivo è che i giovani non siano più visti unicamente come portatori di problemi, ma come persone in grado di ricercare soluzioni. Le loro attese nei confronti della società devono andare di pari passo con la loro partecipazione. Si tratta di un vero cambiamento di prospettiva che richiede la creazione di nuovi meccanismi d'interazione.

Nel maggio 2012 ha avuto luogo a Shanghai il terzo Congresso internazionale sull'insegnamento e la formazione tecnici e professionali. Nel settembre del medesimo anno, il segretario generale dell'ONU Ban-Ki-moon, ha lanciato l’iniziativa «L’educazione prima di tutto (Education first)» che punta a rafforzare il movimento mondiale a favore di un'educazione di qualità e a generare fondi sufficienti per consentire a ogni bambino di andare a scuola, di migliorare la qualità dell'educazione e di sviluppare il senso di cittadinanza mondiale. Esistono sinergie tra questi eventi e il ruolo svolto dall'Unesco?

Attraverso le sue riflessioni e il suo approccio analitico, l’Unesco si pone al centro dell'iniziativa del segretario generale dell'ONU, che ha costituito innanzitutto un comitato consultivo il cui segretariato esecutivo è garantito dalla direttrice generale dell'UNESCO. L'impulso di questo appello a favore dell'educazione deve accelerare il processo di realizzazione degli obiettivi di educazione per tutti fissati nel quadro degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. In questo dibattito si iscrive anche il congresso di Shanghai. Sono quasi 120 i Paesi, rappresentati da una quarantina di ministri e segretari di Stato, che hanno raggiunto un consenso sugli orientamenti dell'educazione per tutti a livello internazionale. Il messaggio sottolinea l'importanza di offrire a giovani e meno giovani opportunità di apprendistato. I sistemi attuali devono adattarsi per rispondere alle sfide rappresentate da disoccupazione giovanile, equità e sviluppo sostenibile. Il Congresso di Shangai ha inoltre rafforzato la collaborazione internazionale, dato che l’Unesco lo ha organizzato in collaborazione con l'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), la Banca mondiale, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e le banche per lo sviluppo.

Il Rapporto mondiale 2012 sui progressi fatti nel quadro del programma Educazione per tutti evoca il rischio di una smobilitazione dei donatori. Queste diverse iniziative non contribuiscono forse paradossalmente a una frammentazione delle forze in campo?

Al contrario, il problema del finanziamento e la necessità di influire sulle priorità politiche dei diversi Paesi generano il bisogno di un appello alla causa dell'educazione per tutti. L'impegno personale del segretario generale rappresenta un messaggio politico internazionale molto forte che con molta probabilità andrà a controbilanciare la flessione dei finanziamenti. L’iniziativa del segretario generale si rivolge direttamente ai capi di Stato e, in questo senso, sarà decisiva.

Quali obiettivi definiti nell’ambito del programma Educazione per tutti beneficeranno di un supporto prioritario?

Il Rapporto mondiale 2012 indica che 61 milioni di giovani non frequentano la scuola e che coloro che sono inseriti nel sistema scolastico sono spesso privi di competenze fondamentali che consentano loro di trovare un impiego. Alcuni giovani lasciano la scuola prematuramente, mentre altri concludono i corsi di base senza essere in possesso delle supposte qualifiche. Giovani e meno giovani devono poter sviluppare le competenze di base necessarie: l’elemento fondamentale per riuscirvi è una migliore qualità dell’educazione.

Il periodo di realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, in cui rientra il progetto educazione per tutti, si concluderà nel 2015. Malgrado i risultati già ottenuti rimane ancora molto da fare. Come pensa l’Unesco di impostare il periodo successivo al 2015?

Nonostante il sostanziale aumento del numero di giovani scolarizzati, l’obiettivo del programma Educazione per tutti non sarà raggiunto entro il 2015. Da qui la necessità di definire altri obiettivi del Millennio. Lo sviluppo delle competenze, l’insegnamento tecnico e la formazione professionale costituiranno alcuni dei punti salienti di una nuova agenda. Stiamo attualmente lavorando con i nostri partner per pervenire a un accordo sugli obiettivi che la comunità internazionale dovrà porsi. Occorrerà raddoppiare gli sforzi a fronte delle nuove sfide che si stanno profilando all’orizzonte: l’impiegabilità dei giovani o la crescente importanza della scuola secondaria.

Educazione per tutti: rapporto mondiale 2012 (en)