Conflitto nel Vicino Oriente: posizione della Svizzera

La Svizzera si impegna a favore di una pace equa e durevole tra Israeliani e Palestinesi basata su una soluzione negoziata a due Stati. Riconosce lo Stato di Israele entro i confini del 1967 e si adopera per la creazione di uno Stato palestinese capace di esistenza autonoma, territorialmente contiguo e sovrano, con Gerusalemme Est come capitale, entro i confini del 1967. Per la Svizzera, i territori controllati o annessi da Israele e situati al di fuori delle frontiere del 1967 sono occupati ai sensi del diritto internazionale umanitario. La Svizzera considera le colonie di popolamento israeliane illegali ai sensi del diritto internazionale umanitario e le ritiene un ostacolo importante alla pace e all’attuazione della soluzione a due Stati. 

Impegno a favore di una soluzione globale e duratura al conflitto nel Vicino Oriente

Forte della sua tradizione nel campo dei buoni uffici e della promozione del diritto internazionale, la Svizzera si impegna da molti anni a favore di una pace negoziata, equa e durevole tra Israeliani e Palestinesi.

La Svizzera ritiene che qualsiasi soluzione al conflitto vicino-orientale debba poggiare sui seguenti elementi:

  • instaurazione in tutta la regione di una pace negoziata e duratura, fondata sul diritto internazionale, compresa la pace tra Israele e Libano e tra Israele e Siria
  • il principio «land for peace» e le risoluzioni 242, 338, 497, e 1515 del Consiglio di sicurezza dell’ONU
  • la realizzazione, tramite la via negoziale, della cosiddetta soluzione dei due Stati con riferimento, soprattutto, all’iniziativa di pace della Lega araba
  • il rispetto del diritto di Israele a esistere entro confini sicuri e riconosciuti
  • la concretizzazione del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione mediante la creazione di uno Stato palestinese capace di esistenza autonoma, territorialmente contiguo e sovrano, con Gerusalemme Est come capitale e entro i confini del 1967
  • il ripristino dell’unità geografica, politica e sociale palestinese attraverso un processo di riconciliazione inclusivo
  • una soluzione giusta, globale e negoziata al problema dei profughi della Palestina
  • una composizione globale negoziata sullo status finale di Gerusalemme, conforme alla risoluzione 478 del Consiglio di sicurezza dell’ONU e rispettosa dei diritti e delle aspirazioni di tutte le parti coinvolte
  • un accordo globale negoziato su tutte le altre questioni relative allo status finale: l’acqua, i temi relativi alla sicurezza, i prigionieri

Il territorio di Israele, i territori arabi occupati e il Territorio palestinese occupato

Conformemente alla risoluzione 242 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, la Svizzera riconosce lo Stato di Israele delimitato dai confini vigenti prima della Guerra dei sei giorni, dal 5 al 10 giugno 1967 («linea verde»).

Gli organi delle Nazioni Unite, compresi la Corte internazionale di giustizia e il Consiglio di sicurezza, hanno regolarmente dichiarato che tutti i territori controllati o annessi da Israele situati fuori dei confini del 1967 sono occupati ai sensi del diritto internazionale umanitario.

I territori arabi occupati comprendono:

  • il Territorio palestinese occupato
  • l’altopiano del Golan.

Il Territorio palestinese occupato comprende:

  • la Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est
  • la Striscia di Gaza.

In assenza di un accordo internazionale sullo status di Gerusalemme, la Svizzera mantiene la propria ambasciata a Tel-Aviv, come la maggior parte della comunità internazionale. 

D'accordo con ciò menzionato sopra, la Svizzera non riconoscerà nessuna modifica delle frontiere del 1967, incluso per quel che riguarda Gerusalemme, a meno che ciò non risulti da un accordo negoziato tra le due parti. Questa posizione è stata tra l'altro ribadita nella risoluzione 2334 del Consiglio di sicurezza dell'ONU. 

Il diritto applicabile nei territori arabi occupati

La Svizzera ritiene che nei territori arabi occupati siano applicabili il diritto internazionale umanitario, nello specifico la quarta Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1949 (RS 0.518.51), e il diritto internazionale in materia di diritti dell’uomo.

La quarta Convenzione di Ginevra protegge la popolazione civile e stabilisce i diritti e gli obblighi di Israele in qualità di potenza occupante. La Svizzera non manca mai di sottolineare che la quarta Convenzione di Ginevra va rispettata nella sua integrità in qualsiasi circostanza e invita tutte le parti in conflitto a rispettare i propri obblighi in materia di diritto internazionale umanitario e di diritti dell’uomo. Invita inoltre tutte le parti a rinunciare alla violenza e a qualsiasi altra azione che possa compromettere la ricerca della pace.

Le colonie di popolamento israeliane

Conformemente al diritto internazionale umanitario (articolo 49(6) della quarta Convenzione di Ginevra) le colonie di popolamento israeliane (le colonie) sono illegali e ledono i diritti dell’uomo, in particolare i diritti civili, politici, economici, sociali e culturali della popolazione palestinese, e il suo diritto all’autodeterminazione. La Svizzera è del parere che queste colonie rappresentino anche un ostacolo significativo alla pace e alla realizzazione della soluzione dei due Stati. Questa posizione è stata tra l'altro ribadita nella risoluzione 2334 del Consiglio di sicurezza dell'ONU.

Le attività economiche e finanziarie che coinvolgono le colonie nei territori arabi occupati non possono ricevere alcun sostegno dalla Svizzera.

Le transazioni finanziarie, gli investimenti, gli acquisti, le acquisizioni o qualsiasi altra attività economica in relazione con le colonie, o proficua per queste ultime, possono comportare insidie giuridiche ed economiche legate alla creazione e allo sviluppo di tali colonie in violazione del diritto internazionale. Queste operazioni possono infatti dare adito a dispute in relazione alla terra, all’acqua, alle risorse minerarie e ad altre risorse naturali oggetto di eventuali acquisti o investimenti. Si consiglia ai cittadini e alle imprese che intendono intraprendere attività economiche o finanziarie private in relazione con le colonie di chiedere a uno specialista privato un parere giuridico appropriato prima di procedere.

La barriera di separazione 

La costruzione della barriera di separazione, in quanto si discosta dalla «linea verde», è illegale ai sensi del diritto internazionale («Conseguenze giuridiche dell’edificazione di un muro nel territorio palestinese occupato», parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 9 luglio 2004). La Svizzera si oppone dunque a tale costruzione nel Territorio palestinese occupato e a ogni misura di espropriazione o demolizione intrapresa a tal fine.

Conseguenze per la Svizzera 

La Svizzera non riconosce pertanto come leciti la costruzione o l’esistenza di colonie di popolamento nei territori arabi occupati. Di conseguenza:

  1. Non riconosce l’autorità di Israele al di fuori dei confini del 1967.
  2. Non può concludere trattati con Israele riguardanti i suoi territori al di fuori dei confini del 1967.
  3. Non applica i trattati bilaterali in vigore tra la Svizzera e Israele al di fuori dei confini del 1967.
  4. Non intrattiene con Israele relazioni ufficiali all’esterno dei confini del 1967 (fatte salve necessità specifiche); questo punto attiene in particolare all’apertura di missioni diplomatiche o all’invio di agenti consolari, ma anche a qualsiasi attività o visita in compagnia di autorità israeliane in detti territori.
  5. Scoraggia qualsiasi partecipazione di persone fisiche e giuridiche alla colonizzazione.